Previdenza Complementare 2026: Tra Nuove Libertà e Trappole di Liquidità

La riforma della previdenza complementare, che entrerà nel vivo il 1° luglio 2026, introduce una novità attesa da anni: la portabilità del contributo datoriale. Per la prima volta, i lavoratori dipendenti potranno trasferire la propria posizione verso Fondi Pensione Aperti (FPA) o PIP senza perdere il contributo del datore di lavoro.

Tuttavia, come Consulente Finanziario Autonomo (CFA), ritengo doveroso analizzare questa “libertà” sotto una lente critica, distinguendo tra opportunità reale e rischi per il patrimonio del risparmiatore.

  1. Il confronto costi-benefici: Valutare caso per caso

L’industria del risparmio gestito sta già scaldando i motori per attrarre i flussi dei fondi negoziali, ma la scelta di abbandonare il “fondo di categoria” non deve essere ideologica, bensì matematica.

  • Il peso dell’ISC: Se il fondo negoziale ha un costo (ISC) dello 0,3% e il fondo aperto proposto ha un costo dell’1,2%, il risparmiatore sta accettando un’ipoteca certa dell’1% annuo sul proprio capitale.
  • L’erosione del contributo: In un orizzonte di 30 anni, questo differenziale di costo può arrivare a divorare oltre il 20% del montante finale. Paradossalmente, le maggiori commissioni pagate al FPA possono annullare completamente il beneficio economico del contributo datoriale “portato con sé”.

Il consiglio del CFA: Il trasferimento ha senso solo se il fondo negoziale offre comparti eccessivamente prudenti (incapaci di generare rendimento nel lungo periodo) e se il fondo aperto selezionato garantisce un’efficienza di costo tale da non vanificare il contributo aziendale.

  1. La “Compensazione Invisibile”: Portabilità e Accordi ABI-Governo

Un’analisi onesta non può ignorare il retroscena politico-fiscale di questa manovra. La concessione della portabilità del contributo datoriale giunge in un momento di forte tensione tra il Governo e il settore bancario-assicurativo.

Gli accordi con l’ABI per una maggiore tassazione e il rinvio delle deduzioni sulle DTA (Deferred Tax Assets) hanno messo pressione sui bilanci degli istituti di credito. In questo contesto, l’apertura alla portabilità appare quasi come una “partita di giro”: lo Stato chiede sacrifici fiscali immediati alle banche, ma in cambio apre loro le porte dei Fondi Negoziali, fino ad oggi protetti.

Il rischio concreto è che il costo della maggiore tassazione sulle banche venga indirettamente ribaltato sui lavoratori attraverso commissioni di gestione più elevate, trasformando una conquista sociale in un sussidio indiretto al sistema finanziario.

  1. L’impatto reale sui numeri: Un caso studio

Per capire come i costi possano neutralizzare i vantaggi, ipotizziamo un lavoratore con una RAL di 35.000 € e un contributo datoriale del 2% (700 €/anno) su un orizzonte di 20 anni.

Voce di confronto Fondo Negoziale (ISC 0,3%) Fondo Aperto (ISC 1,5%) Differenza (Danno)
Versamento Annuo Totale € 1.400 € 1.400
Montante Finale Lordo € 42.600 € 36.900 – € 5.700
Costi di Gestione Totali € 1.480 € 7.180 + € 5.700

Risultato: In 20 anni, il 40,7% del contributo ricevuto dal datore di lavoro viene letteralmente “mangiato” dai costi di gestione più elevati del fondo aperto.

  1. La “Trappola di Liquidità”: Oltre la deducibilità

Esiste poi il rischio di eccedere nei versamenti volontari per inseguire il nuovo tetto di deducibilità a 5.300 €, ignorando i limiti di liquidabilità dello strumento.

  • Efficienza del TFR: Conferire il TFR è quasi sempre vincente grazie alla tassazione agevolata (fino al 9%). Si ottimizza un capitale che sarebbe comunque indisponibile.
  • L’eccesso di contribuzione: Vincolare quote eccessive di risparmio oltre il TFR può essere un errore. A differenza di un portafoglio costruito con ETF (costi 0,15% – 0,25%), il fondo pensione “sequestra” le somme fino al pensionamento, salvo casistiche limitate e burocraticamente onerose.
  1. La zona d’ombra: I lavoratori dimenticati

Infine, la riforma abilita la portabilità di un diritto, ma non ne garantisce l’esistenza per tutti. Per i lavoratori in settori privi di previdenza di categoria, non è prevista alcuna misura che introduca il contributo datoriale obbligatorio. Questi restano “cittadini previdenziali di serie B”, costretti a risparmiare senza il polmone del contributo aziendale.

Conclusioni

La riforma 2026 richiede una consulenza ancora più attenta e priva di conflitti di interesse. La scelta non è tra “fondo chiuso o fondo aperto”, ma tra efficienza o inefficienza.

Saturare la previdenza complementare solo per il vantaggio fiscale immediato, trascurando la rigidità dello strumento e l’impatto dei costi occulti, può rivelarsi un boomerang finanziario. Una corretta pianificazione deve bilanciare l’ottimizzazione del TFR con la flessibilità di un portafoglio liquido in ETF, calibrando ogni mossa sulla base di numeri certi, non di promesse di rendimento.

Analisi dei costi e del profilo di rischio del vostro portafoglio finanziario.

Le banche e assicurazioni inviano in questo periodo rendiconti dei c/c, dei dossier titoli e delle polizze di investimento e devono inoltre inviare, entro Il 28.04, il riepilogo di tutti i costi sostenuti per le attività di investimento, includendo costi espliciti, impliciti e retrocessioni ricevute dalle controparti utilizzate, in un documento denominato Report Mifid2 ancora sconosciuto alla maggioranza dei clienti.

Proprio per sfruttare le informazioni che giungono al cliente in questo periodo lo studio mette a disposizione di coloro che vorranno, un servizio di analisi di portafoglio indipendente utile come primo passo di una formazione finanziaria di base.

L’analisi fornirà dati riguardanti i costi sostenuti per singolo strumento e il profilo di rischio dell’intero portafoglio mediante il calcolo del Var; nel caso il portafoglio contenga più di 10 strumenti l’analisi riguarderà i primi 10 per peso nel portafoglio.

Il risultato delle analisi verrà consegnato al cliente o inviato via mail entro 15 giorni dalla data di presentazione della documentazione.

Il costo di questo servizio è di 61€ (50€ + iva) e dovrà essere pagato in anticipo, insieme alla consegna della documentazione.

Non verrà effettuata nessuna analisi teorica, cioè riguardante prodotti non nella disponibilità del richiedente il servizio.

L’iniziativa avrà validità dall’1.02.2024 al 31.05.2024, terminato questo periodo l’analisi sarà possibile, ma sarà necessario concordare costi e tempistiche in quanto un elevato numero di richieste creerebbe problemi operativi alla normale attività professionale.

Per garantirsi l’analisi vi consiglio di prenotare un appuntamento in ufficio o in video conferenza che avrà durata massima di un’ora, necessaria per preparare tutta la documentazione bancaria.

L’analisi non fornirà informazioni riguardo l’adeguatezza degli strumenti utilizzati rispetto al profilo di rischio del cliente in quanto per far questo è necessario compilare il questionario mifid.

Documenti necessari per effettuare l’analisi dei costi e del profilo di rischio:

– Estratto conto titoli al 31.12.2023 e/o rendiconto annuale polizze assicurative

– Copia documento di identità e Tessera sanitaria, necessari alla predisposizione della fattura.

– Firma del modello di autorizzazione all’utilizzo di dati personali (privacy).

Report mifid2 al 31.12.2022 o 31.12.2023 (documento utile all’analisi ma non indispensabile)

 

Contatti per prenotare le attività di analisi:

Tel. Ufficio: 0733 972264 (solo al mattino dalle 09,30 alle 13,30)

Cell: 3492614563

Mail: studioclaudiovoltolini@gmail.com

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Risparmiare per investire

Qualche settimana fa avevo scritto dell’importanza di risparmiare in questo articolo ponendo l’attenzione sul valore del risparmio per finanziare piccole spese e sull’importanza di essere disciplinati nell’utilizzare risorse.

Oggi concentriamo la nostra attenzione invece sui vantaggi che, anche chi risparmia con l’obiettivo di finanziare spese molto lontane nel tempo, ha nel perseguire una costante e controllata capacità di risparmio mensile.

Il risparmio già accumulato in passato, ha nella nostra mentalità, anche se non sempre ne siamo completamente coscienti, alcune finalità comuni a gran parte di noi ed alcune specifiche per una piccola fetta della popolazione.

Le finalità più comuni che si riscontrano parlando con gli investitori sono:

  • avere risorse per la terza età;
  • finanziare lo studio e l’avvio delle attività dei figli;
  • acquistare o aiutare i figli, oramai anche i nipoti a volte, ad acquistare una propria abitazione.

Finalità più rare ma comunque a volte presenti:

  • Smettere di lavorare prima di aver raggiunto l’età per la pensione pubblica;
  • Cambiare completamente vita.

Le finalità sopra evidenziate, alle quali ognuno di noi può aggiungere la propria non indicata, sono finalità di lungo o lunghissimo periodo, a queste si aggiungono sempre spese di breve medio periodo, quali a titolo di esempio: cambio dell’auto; rinnovo arredamento abitazione; lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria dell’abitazione.

Questa seconda tipologia di “spesa” differisce dalla prima in quanto, in genere, ha un orizzonte temporale di durata inferiore alla prima tipologia e si riesce a quantificare più facilmente per importo e data di scadenza.

Ora partiamo da un semplice esempio per verificare quanto è importante avere risparmio per quanto possibile prevedibile e costante:

ipotizziamo di avere un patrimonio già investito pari ad € 1.000.000  e di avere un risparmio mensile di € 2.000;  di avere in programma spese pari ad € 30.000  per cambio auto tra 2 anni e € 30.000 per spese programmate sull’immobile di proprietà tra 3 anni;

entrambi gli orizzonti temporali sono entro i 3 anni, periodo nel quale avrò, presumibilmente risparmiato € 72.000.  In questa ipotesi pertanto tutte le spese saranno finanziate con il risparmio e il patrimonio potrà rimanere investito senza che queste spese debbano modificarne la composizione.

Ora, riprendiamo lo stesso esempio ma ipotizzando che il risparmio mensile sia di € 1.000 mensili, in questo caso in 3 anni avremmo risparmiato 36.000 €, non avremmo certo problemi a fronteggiare le spese previste ma ci troveremo nella necessità di disinvestire qualcosa.

In fase di programmazione, anche questa ipotesi può essere considerata per evitare di disinvestire strumenti che in quel momento avessero prezzi non soddisfacenti, ma è comunque una differenza notevole rispetto al primo caso.

Nell’ultima ipotesi lasciamo i dati invariati e riduciamo a 30.000 le spese previste entro i tre anni, in questo caso avremmo un surplus di risparmio pari a ben 42.000 €, somma che potrebbe essere investita periodicamente in investimenti di lungo periodo, sfruttando i prezzi via via presenti nei mercati.

È infatti a tutti noto come il risparmio che potrà restate investito per tempi maggiori, avrà maggiori possibilità di rendimento.

Allo scopo mi piace citare uno studio di Riccardo Tedeschi di Prometeia, che con dovizia di grafici e di spiegazioni mostra le notevoli differenze di rendimento che il mercato azionario Usa ha prodotto in un periodo storico di ben 145 anni.

Lo studio evidenzia che con orizzonti temporali di 20 anni, tutti i periodi, anche i meno fortunati, abbiano avuto un ritorno reale positivo, mentre con durate inferiori, vi sono molti periodi con risultati negativi, anche di importo rilevante.

Quest’ultimo risultato sarebbe comunque stato positivo, se l’investitore, anziché investire in un’unica soluzione avesse investito progressivamente nel tempo e, grazie al risparmio in formazione, e a tattici trasferimenti di somme da investimenti più sicuri ad altri più rischiosi, avesse sfruttato i periodi di calo dei mercati.

Questa parte del processo di investimento, che ogni risparmiatore dovrà definire con un proprio rigoroso “piano di azione”, da noi denominato in Tekta, “Piano di investimento Simplest” trarrà giovamento dal periodico formarsi di risorse aggiuntive.

Mi capita spesso, nel mio lavoro, di esaminare polizze, piani di accumulo in fondi comuni o in fondi pensione sottoscritti negli anni 90 o ad inizio millennio. Molto spesso queste operazioni, sono assolutamente deficitarie se le andiamo a confrontare con il risultato che analoghi investimenti, effettuati con strumenti più efficienti avrebbero potuto generare.

Questo avviene perché in quel periodo, banche, promotori finanziari ed agenti assicurativi, vendevano a piene mani, prodotti estremamente costosi.

Tuttavia, in una percentuale di casi molto elevata, il risparmiatore non è deluso da questi risultati, bensì è gratificato dal fatto di aver accumulato una determinata somma, che senza quel piano di risparmio probabilmente non avrebbe accantonato.

Non vi è altra dimostrazione migliore di quanto, psicologicamente, risparmiare costantemente ed investire con un programma ben definito, tolga all’investitore l’ansia di sopportare periodicamente le oscillazioni dei mercati.

Queste considerazioni generali, che poi vanno personalizzate caso per caso, considerando una molteplicità di fattori, sono ancora più importanti in questo periodo storico nel quale l’investimento azionario, non ha praticamente alternativa alcuna.

Se in passato, utilizzando titoli a tasso fisso, con durate crescenti a seconda degli impegni di spesa, si riusciva ad investire con un rendimento accettabile anche per periodi di 2 o 3 anni, oggi dobbiamo abituarci a pianificare in maniera più oculata e ponderata gli impegni di spese per far modo che quanto destinato ad investimenti a maggior rischio, rispetto alla liquidità, possa avere il tempo necessario per generare risultati.