– Aggiornamento – Identikit dell’Emissione (BTP Italia Sì – Giugno 2026)

Un riassunto sintetico delle condizioni offerte dal MEF per questa nuova prima tranche:

  • Durata: 5 anni (scadenza fissata al 23 giugno 2031).
  • Struttura di Nuova Generazione: Titolo legato all’inflazione italiana (Indice FOI dell’ISTAT al netto dei tabacchi). Paga una cedola che somma una componente fissa e una componente legata all’inflazione.
  • Cedole Semestrali: Frequenza di pagamento ogni sei mesi (23 dicembre e 23 giugno di ogni anno). La rivalutazione dell’inflazione viene corrisposta direttamente nella cedola semestrale e non cumulata a scadenza.
  • Premio Fedeltà: Un extra dello 0,6% sul capitale nominale non rivalutato per i risparmiatori retail che acquistano in emissione e mantengono il titolo fino a scadenza.
  • Data Chiave: Venerdì 12 giugno 2026, giorno in cui il MEF comunicherà il tasso cedolare annuo minimo garantito prima dell’avvio del collocamento (il collocamento effettivo sul MOT sarà dal 15 al 19 giugno 2026).

Meccanismo Cedolare e Protezione dalla Deflazione

Un approfondimento tecnico sulla struttura di calcolo di questo nuovo strumento:

  • Il Calcolo Semplificato: A differenza dei tradizionali BTP Italia (che rivalutano semestralmente sia il capitale sia la cedola) o dei BTP€i, il BTP Italia Sì applica la somma della Componente Fissa (metà del tasso annuo definitivo) e della Componente Inflazione direttamente sul capitale nominale sottoscritto. Il capitale viene rimborsato interamente a 100 solo a scadenza.
  • Floor a Zero (Protezione Deflazione): Se in un semestre l’indice dei prezzi FOI dovesse scendere (deflazione), la Componente Inflazione si azzera (non diventa negativa). La Componente Fissa è invece sempre dovuta e garantita al 100%, proteggendo il risparmiatore dalle fasi di calo dei prezzi.

BTP Italia Sì vs Mercato Secondario

Come si posiziona rispetto ai titoli già quotati e alle vecchie emissioni:

  • Costi di Ingresso: Zero commissioni bancarie per chi acquista nei giorni di collocamento sul MOT. Il taglio minimo è accessibile, pari a 1.000 euro.
  • Rivalutazione “Pronta Cassa”: Rispetto ai titoli indicizzati tradizionali che pagano la rivalutazione del capitale solo alla fine (struttura bullet), il BTP Italia Sì monetizza l’inflazione ogni sei mesi direttamente sul conto dell’investitore, offrendo un flusso di cassa periodico più reattivo al costo della vita.
  • Vantaggi Fiscali e ISEE: Oltre alla tassazione agevolata al 12,5% e all’esenzione dall’imposta di successione, l’investimento è escluso dal calcolo dell’ISEE fino a un massimo di 50.000 euro complessivi (sommato ad altri titoli di Stato o prodotti postali garantiti).

Il Confronto con i Fondi Comuni e l’Inflazione

Perché l’investimento diretto nel BTP Italia Sì è spesso preferibile ai prodotti di risparmio gestito:

  • Trasparenza e Copertura Reale: I fondi comuni bilanciati o obbligazionari non offrono una copertura matematica e diretta contro l’inflazione italiana FOI. Il BTP Italia Sì adegua legalmente la cedola al costo della vita rilevato dall’ISTAT.
  • Costi di Gestione Azzerati: I fondi d’investimento erodono il rendimento con commissioni di gestione annue. Il BTP Italia Sì non ha costi di custodia o gestione e il MEF riconosce persino un bonus (0,6%) a chi lo tiene in portafoglio fino al 2031.
  • Nessuna Sorpresa sul Capitale: A scadenza lo Stato rimborsa il valore nominale (100), mentre il valore delle quote di un fondo comune a parità di scadenza dipende esclusivamente dall’andamento del mercato in quel preciso giorno.

Disclaimer & Risk Management: Le Regole d’Oro per l’Investitore

Prima di procedere all’acquisto, è fondamentale analizzare l’inserimento di questo titolo all’interno del proprio patrimonio complessivo seguendo due regole di prudenza:

  • Il Rischio Concentrazione (“Rischio Italia”): Non bisogna esagerare con la quota di titoli di Stato italiani in portafoglio. In questo preciso momento storico, grazie alla contrazione dello spread BTP-Bund, il differenziale di rendimento con gli altri emittenti europei si è ridotto. Diversificare una parte della componente obbligazionaria con titoli di Stato di altri Paesi dell’area Euro comporta oggi una perdita di rendimento iniziale davvero modesta, a fronte di una drastica riduzione del rischio geopolitico e di credito specifico.
  • La Pianificazione delle Scadenze (Laddering): È sconsigliato concentrare tutti i propri investimenti oltre una determinata data di scadenza. La scelta dei 5 anni del BTP Italia Sì deve rispondere a una precisa programmazione finanziaria basata sulle proprie necessità personali previste (e sulla creazione di una riserva per quelle imprevedibili). La costruzione del portafoglio dovrebbe rimanere sempre il più possibile “neutra” rispetto alle scommesse sull’andamento futuro dei tassi d’interesse o sulle attese inflazionistiche, privilegiando la stabilità temporale dei propri obiettivi.

Conclusioni: Profilo del Risparmiatore

  • Consigliato a: Risparmiatori individuali (retail) e “cassettisti” che vogliono proteggere matematicamente il potere d’acquisto del proprio capitale nei prossimi 5 anni, ottimizzando il flusso di cassa semestrale ed evitando i costi dei prodotti bancari gestiti. Ideale per chi punta a sfruttare le agevolazioni fiscali e la protezione ISEE nei limiti previsti.
  • Non consigliato a: Chi prevede di aver bisogno di quella liquidità prima del 2031 (la vendita sul mercato secondario comporta la perdita dello 0,6% di premio fedeltà e il rischio di oscillazioni di prezzo sotto la pari), a chi ha un orizzonte temporale incerto o a chi possiede già un portafoglio troppo sbilanciato sul debito pubblico italiano.

BTP Italia Sì: Guida Completa al Nuovo Titolo di Stato anti-inflazione di Giugno 2026

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha ufficializzato l’emissione del nuovo BTP Italia Sì, una soluzione d’investimento pensata appositamente per i piccoli risparmiatori (retail) con l’obiettivo di proteggere il capitale dall’aumento del costo della vita.
Il collocamento sul mercato avverrà da lunedì 15 a venerdì 19 giugno 2026 (salvo chiusura anticipata). Scopriamo in questa guida come funziona, quali sono i vantaggi fiscali e tutte le date chiave da ricordare.

Che cos’è il BTP Italia Sì e come funziona?

Il BTP Italia Sì è un Titolo di Stato con una durata di 5 anni (scadenza fissata a giugno 2031). La sua caratteristica principale è l’indicizzazione all’inflazione nazionale: sia le cedole semestrali sia il capitale rimborsato a scadenza vengono rivalutati in base all’andamento dell’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati, al netto dei tabacchi) calcolato dall’ISTAT.
Questo significa che se i prezzi al consumo salgono, anche il rendimento del titolo aumenta, preservando in modo matematico il potere d’acquisto dei risparmi. In caso di deflazione (prezzi in calo), il risparmiatore è comunque tutelato: viene garantito il pagamento del tasso fisso minimo e il capitale non viene mai intaccato.

Le Caratteristiche Principali in Sintesi

• Investimento Minimo: Accessibile a tutti, partendo da un taglio minimo di soli 1.000 euro.
• Cedole Semestrali: Pagate ogni sei mesi, composte da un tasso fisso reale (che verrà comunicato prima del collocamento) a cui si somma il tasso di inflazione del periodo.
• Prezzo di Emissione: Alla pari (100% del valore nominale).
• Meccanismo di calcolo: Il Tesoro adotta un sistema di calcolo semplificato per rendere l’importo della cedola trasparente e facilmente verificabile dal risparmiatore.

Il Calendario dell’Emissione: Le Date Importanti

Il processo di collocamento segue una tabella di marcia ben definita:
1. Venerdì 12 Giugno 2026: Il MEF comunicherà la cedola minima garantita (il tasso fisso reale sotto il quale non si potrà scendere).
2. Lunedì 15 Giugno 2026: Apertura della prima fase del collocamento dedicata esclusivamente ai risparmiatori individuali (mercato retail).
3. Venerdì 19 Giugno 2026 (ore 13:00): Chiusura ufficiale delle sottoscrizioni, salvo la facoltà del Ministero di chiudere anticipatamente l’emissione (comunque non prima di mercoledì 17).

Il “Premio Fedeltà” per chi lo tiene fino alla fine

Per incentivare l’investimento a medio termine e premiare i risparmiatori che sostengono il Paese, è previsto un Premio Fedeltà pari allo 0,6% lordo sul capitale nominale investito.
Attenzione ai requisiti: questo bonus extra viene corrisposto esclusivamente a chi acquista il titolo durante i giorni di emissione (dal 15 al 19 giugno) e lo conserva nel proprio portafoglio ininterrottamente fino alla naturale scadenza dei 5 anni (giugno 2031).

Tutti i Vantaggi Fiscali e le Agevolazioni

Come per gli altri titoli di Stato italiani, anche il BTP Italia Sì beneficia di un trattamento fiscale di favore rispetto ad altre forme di investimento (come azioni, fondi o conti deposito):
• Tassazione agevolata al 12,5% sulle cedole e sul premio fedeltà (invece dell’aliquota standard del 26%).
• Esenzione totale dalle imposte di successione: gli eredi non dovranno pagare alcuna tassa sul valore del titolo in caso di passaggio generazionale.
• Esclusione dal calcolo ISEE: in linea con le recenti normative, i Titoli di Stato non concorrono al calcolo dell’ISEE familiare fino a un tetto massimo di 50.000 euro complessivi, tutelando l’accesso a bonus e prestazioni sociali.

Come fare per acquistarlo?

L’acquisto del BTP Italia Sì è stato pensato per essere il più semplice e immediato possibile, senza la necessità di recarsi fisicamente in filiale se si dispone di strumenti digitali. Non sono previste commissioni bancarie per chi acquista all’emissione. È possibile sottoscriverlo tramite:
• Il pannello di Home Banking personale (nella sezione dedicata al Trading Online / Mercato MOT).
• Il proprio consulente presso lo sportello della propria banca.
• Qualsiasi Ufficio Postale.
Per procedere è sufficiente essere titolari di un conto corrente tradizionale e di un conto deposito titoli (il “deposito dossier”).

Informazioni Utili e Approfondimenti

Per monitorare l’emissione e scaricare la scheda tecnica ufficiale, è possibile consultare i siti istituzionali del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Dipartimento del Tesoro (www.mef.gov.it e www.dt.mef.gov.it) o inviare una richiesta alla mail dedicata btpretail@mef.gov.it.
Nota bene: Informazioni dettagliate sul meccanismo matematico di calcolo della cedola e coefficienti di indicizzazione verranno fornite ufficialmente appena pubblicate le apposite FAQ (Domande Frequenti) sul sito internet del MEF.

BTP Valore Marzo 2026: Analisi Tecnica e Guida alla Scelta

  1. Identikit dell’Emissione (Marzo 2026)

Un riassunto sintetico delle condizioni offerte dal MEF per questa nuova tranche:

  • Durata: 6 anni (scadenza 2032).
  • Struttura Step-up: Cedole fisse che aumentano dopo il secondo e il quarto anno (schema 2+2+2).
  • Cedole Trimestrali: Frequenza di pagamento ogni tre mesi, ideale per chi cerca un flusso di cassa periodico.
  • Premio Fedeltà: Un extra dello 0,8% sul capitale nominale per chi acquista in emissione e mantiene il titolo fino a scadenza.
  1. Analisi della Duration e Rischio Tasso

Un approfondimento tecnico sulla sensibilità del titolo:

  • Effetto Step-up sulla Duration: Poiché la struttura paga cedole più ricche negli ultimi anni, il “peso” del rendimento è spostato in avanti. Questo aumenta la Duration di Macaulay, rendendo il titolo tecnicamente più volatile (sensibile ai tassi) rispetto a un BTP con cedola fissa costante di pari scadenza.
  • Mitigazione Trimestrale: La frequenza trimestrale dei pagamenti accorcia leggermente la duration rispetto alla frequenza semestrale, ma l’effetto è minore rispetto alla spinta data dallo step-up.
  1. BTP Valore vs Mercato Secondario

Come si posiziona rispetto ai titoli già quotati:

  • Costi: Il BTP Valore vince sulle commissioni (0€ in emissione) e sul premio fedeltà.
  • Efficienza Fiscale: I titoli sul mercato acquistati “sotto la pari” (prezzo < 100) possono essere più efficienti per chi deve recuperare minusvalenze, mentre il BTP Valore viene emesso a 100.
  1. Il Confronto con i Fondi a Scadenza (Target Maturity)

Perché l’investimento diretto in BTP Valore è spesso preferibile ai prodotti bancari:

  • Trasparenza: Rendimento certo e garantito dallo Stato contro rendimento “obiettivo” dei fondi.
  • Costi di Gestione: Il BTP Valore non ha costi annui, mentre i fondi a scadenza trattengono commissioni (0,80%-1,5%) che erodono significativamente il rendimento netto.
  • Tassazione: 12,5% fisso per il BTP contro la tassazione mista (fino al 26%) dei fondi diversificati.
  1. Conclusioni: Profilo del Risparmiatore
  • Consigliato a: “Cassettisti” che mirano a massimizzare il rendimento netto senza commissioni, sfruttando il premio fedeltà e la cedola trimestrale.
  • Non consigliato a: Chi ha un orizzonte temporale incerto (vendere prima significa perdere il premio e rischiare oscillazioni di prezzo per la duration elevata) o chi ha già un portafoglio troppo concentrato sul rischio Italia.

Non tutti gli investimenti sono tassati allo stesso modo, lo sapevi?

Investire non significa solo scegliere prodotti con il potenziale di crescita più alto, ma anche comprendere come le norme fiscali agiscono sui tuoi guadagni. La vera misura del successo non è il rendimento lordo, ma il rendimento netto che effettivamente finisce nelle tue tasche.

Gli Aspetti Essenziali della Tassazione Finanziaria

1. Aliquote Fiscali Standard e Agevolate
– La maggior parte dei proventi finanziari è tassata al 26% (azioni, obbligazioni societarie, Fondi e ETF).
– Solo i Titoli di Stato italiani ed equiparati beneficiano dell’aliquota agevolata del 12,5%.
– Impatto Cruciale: A parità di rendimento lordo, gli strumenti al 12,5% offrono un rendimento netto significativamente superiore.

2. Redditi di Capitale vs. Redditi Diversi: La Compensabilità
– Redditi Diversi (plusvalenze da azioni, obbligazioni e derivati) sono l’unica categoria i cui guadagni possono compensare le minusvalenze pregresse.
– Redditi di Capitale (proventi da Fondi Comuni, ETF e dividendi) non sono compensabili con le minusvalenze.

3. L’ Inefficienza nel Regime Amministrato (Fondi e ETF)
– La plusvalenza da Fondi Comuni e ETF non può essere compensata con la minusvalenza, anche se realizzata sullo stesso conto.
– Rischio: L’investitore paga l’imposta sul guadagno (Reddito di Capitale) e la perdita (Reddito Diverso) resta bloccata nello zainetto fiscale, rischiando di scadere inutilizzata.

4. La Trappola del Multi-Broker in Regime Amministrato
– Ogni intermediario in Regime Amministrato gestisce il tuo “zainetto fiscale” in modo
separato e non comunicante.
– Se realizzi un guadagno con il Broker A e una perdita con il Broker B, il guadagno sarà tassato immediatamente e la perdita non potrà compensarlo, portando a inefficienze evitabili.
– Soluzione: È consigliabile consolidare gli zainetti fiscali o optare per il Regime
Dichiarativo.

5. I Regimi Fiscali: Chi Paga e Quando
– Regime Amministrato: L’Intermediario paga l’imposta ad ogni realizzo (Comodità).
– Regime Dichiarativo: L’Investitore dichiara e paga le imposte annualmente (Flessibilità Massima nella compensazione, obbligatorio per i broker esteri).
– Regime Gestito: La Società di Gestione paga l’imposta sul risultato netto della gestione.

6. Tassazione delle Cedole: Rischio Tassazione sul Capitale
– Le cedole distribuite dai Fondi Comuni e dagli ETF vengono tassate immediatamente
(26%).
– L’investitore rischia di pagare l’imposta su un importo che, al riscatto finale, si rivela essere un rimborso del proprio capitale e una perdita economica.

7. Il Caso Limite: Le Unit Linked e la Perdita Irrecuperabile
– Le Polizze Unit Linked offrono il differimento d’imposta ma, in caso di disinvestimento in perdita, le minusvalenze generate non sono fiscalmente rilevanti.
– Conseguenza: La perdita realizzata su una polizza non può essere inserita nello zainetto fiscale e non è in alcun modo compensabile.

8. Il Rischio di Doppia Tassazione per Emittenti Esteri
– I redditi (dividendi/interessi) da emittenti esteri sono soggetti a tassazione nel Paese di origine e nuovamente in Italia (26%).
– Citazione Essenziale: “Nonostante le Convenzioni contro le doppie imposizioni e la possibilità di richiedere il Credito d’Imposta in Italia, la gestione di questo recupero rende il calcolo del rendimento netto ancora più complesso e spesso meno efficiente, specialmente sui piccoli importi.”

Conclusione: Una strategia di investimento vincente non può prescindere da una pianificazione fiscale attiva. Ignorare la tassazione è il modo più rapido per erodere il tuo rendimento netto.

Il Mistero degli “Extra Profitti delle Banche”: Tra Economia, Rischio e la Proposta di Riforma

Introduzione

Il termine “extra profitti delle banche” è diventato un pilastro della comunicazione politica, in Italia e in Europa, fungendo da giustificazione per l’introduzione di prelievi straordinari. Ma cosa sono esattamente questi profitti e da dove derivano i guadagni eccezionali che hanno infiammato il dibattito? L’analisi è complessa: si intersecano il ciclo economico, la regolamentazione post-crisi e i modelli di business bancario.

  1. La Definizione Controversa: Il Margine di Interesse

Nel linguaggio comune e politico, gli “extra profitti” si riferiscono al balzo in avanti degli utili registrato dalle banche a seguito del rapido e significativo aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea (BCE) per combattere l’inflazione.

Il meccanismo è semplice e si concentra sul Margine di Interesse Netto (NII), che è la differenza tra gli interessi attivi incassati e gli interessi passivi pagati:

  • Tassi Attivi (Ricavi): Le banche hanno trasferito tempestivamente e in misura elevata gli aumenti della BCE sui prestiti (mutui, finanziamenti).
  • Tassi Passivi (Costi): I tassi di remunerazione offerti sui depositi ai correntisti e depositanti sono stati aumentati in misura molto più lenta e ridotta.

Questo disallineamento ha ampliato lo spread tra tassi attivi e passivi, generando un NII eccezionalmente elevato in un breve periodo.

  1. Oltre gli Interessi: Commissioni e la Qualità dei Ricavi

Una banca moderna ottiene ricavi anche da fonti più stabili e strutturali. Tuttavia, è proprio qui che si annidano i margini “facili” che alimentano le critiche:

  • Ricavi da Servizi (Commissioni): Sono i guadagni derivanti da bonifici, canoni, utilizzo delle carte e servizi transazionali. Sono ricavi stabili e a basso rischio operativo.
  • Risparmio Gestito (Asset Management): I ricavi provengono dalle commissioni di gestione e collocamento su fondi comuni, polizze e gestioni patrimoniali.

Il Nodo della Consulenza Strumentale

Questi ricavi da servizi sollevano questioni etiche e di mercato:

  • Consulenza Strumentale alla Vendita (Non Indipendente): La maggior parte delle banche adotta un modello in cui il consulente è incentivato a vendere i prodotti del gruppo, grazie alle retrocessioni (commissioni) percepite dal gestore del fondo.
  • Ricavi a Basso Rischio: Questi margini sono considerati “facili” perché la banca non espone il proprio capitale al rischio di investimento (che ricade sul cliente) e guadagna doppiamente: dalla vendita e dalla gestione interna del prodotto.
  1. Il Dibattito Politico: Le Tesi a Confronto

La Tesi Politica (Perché Tassare)

I sostenitori della tassazione si basano su due pilastri:

  1. Guadagno Imprevisto: I profitti non derivano dal merito o dall’efficienza della banca, ma sono un “dono” della politica monetaria della BCE, che andrebbe in parte redistribuito.
  2. Equità Sociale: La tassa serve a finanziare misure di sostegno per famiglie e imprese penalizzate dall’aumento dei tassi (mutui più cari), ristabilendo un principio di equità.

La Contro-Tesi Finanziaria (Perché Non Tassare)

Il settore bancario e gli economisti criticano la misura, definendola distorsiva:

  1. Normalizzazione Ciclica: Gli utili attuali sono una fisiologica ripresa dopo un decennio (2012-2022) di tassi a zero o negativi, in cui i margini erano compressi.
  2. Rischio Strutturale Ridotto: Dopo la crisi del 2008/2010, le banche hanno dovuto ridurre drasticamente l’esposizione al rischio (es. riducendo i prestiti al consumo) e rispettare requisiti patrimoniali molto più stringenti. Gli utili servono a rafforzare il capitale (CET1), garantendo stabilità finanziaria.
  3. Garanzie Pubbliche: L’enorme mole di prestiti concessi alle imprese post-COVID è avvenuta con garanzie statali (es. SACE). Ciò ha permesso alle banche di aumentare il volume dei prestiti con un rischio di insolvenza molto attenuato, in un contesto di supporto istituzionale.
  4. Rischio di Distorsione: Sottrarre capitale con una tassa straordinaria può costringere le banche a rallentare l’erogazione del credito o ad aumentare i costi per i clienti in futuro, penalizzando l’economia reale.
  1. L’Alternativa Strutturale: Vietare le Retrocessioni

La vera questione non è come tassare un evento eccezionale, ma come riformare il sistema per renderlo più equo e competitivo a lungo termine.

Anziché ricorrere a tasse occasionali e di emergenza, una soluzione strutturale sarebbe l’intervento sui ricavi più stabili e controversi: vietare le retrocessioni sui prodotti del risparmio gestito.

Modello Attuale (Retrocesso) Modello Proposto (Indipendente)
Banca: Guadagna commissioni dai produttori. Banca/Consulente: È pagato solo dal cliente (fee-only).
Cliente: Paga commissioni nascoste, rendimenti inferiori. Cliente: Paga un costo esplicito, ottiene rendimenti maggiori.
Mercato: Bassa competizione sui servizi, alto conflitto di interessi. Mercato: Alta competizione sulla qualità e sull’efficienza del prodotto.

Beneficio per la Collettività:

Vietare le retrocessioni costringerebbe le banche a competere sulla qualità della consulenza, ridurrebbe in modo strutturale i margini sui servizi e, soprattutto, trasferirebbe ricchezza direttamente ai cittadini e ai risparmiatori, aumentando il rendimento netto dei loro investimenti.

Questa riforma agirebbe alla radice, risolvendo il conflitto di interessi e rendendo il sistema finanziario più efficiente e meritocratico.

BTP ITALIA 04.06.2032

Il Ministero Economia e Finanza ha annunciato lo scorso 23.04 l’emissione di questo titolo nei giorni 27-29 Maggio, di seguito il comunicato stampa:

https://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2025/Torna-Btp-Italia-nuova-emissione-da-martedi-27-maggio/

Da più di 2 anni non veniva collocato un titolo con queste caratteristiche e l’ultimo, collocato a Marzo 2023, ha isin IT0005532723.

Le principali caratteristiche dell’emissione sono:

  • durata 7 anni; cedole semestrali aventi un tasso fisso minimo, più una parte variabile legata all’inflazione italiana;
  • premio aggiuntivo pari all’1% per i sottoscrittori che manterranno il titolo fino a scadenza (04.06.2032).

Questa tipologia di titoli denominata “Btp Italia”, si differenzia dai “Btp€i”, collocati principalmente per grandi investitori, per il pagamento semestrale congiunto della parte fissa e della parte variabile calcolata sulla base dell’inflazione italiana del semestre precedente; nel caso invece del Btp€i, l’inflazione presa a riferimento è quella europea e la parte variabile non viene liquidata al sottoscrittore, ma viene capitalizzata sul valore del titolo e rimborsata solamente a scadenza.

Inoltre nel Btp Italia l’inflazione presa a riferimento è quella italiana, leggermente più bassa negli ultimi anni di quella dell’area €, presa in esame per il Btp€i.

Il tasso minimo garantito sarà comunicato in data 26 maggio, il giorno prima dell’inizio del collocamento.

Trattandosi di un titolo con durata 7 anni, non è certamente adatto a chi non ha la certezza di poterlo mantenere fino alla scadenza; tuttavia il titolo sarà negoziabile a partire dal 04.06.2025 sul Mot, il mercato italiano delle obbligazioni, dove i prezzi di questa tipologia di strumenti risentono molto, oltre che dei tassi di interesse, anche delle aspettative di inflazione.

Lo strumento analogo sopra citato (collocato nel 2023) quota oggi intorno a 101,80 ma ad ottobre 2024 ha raggiunto una quotazione inferiore a 97.

BTP Più 2033

Le emissioni di titoli di stato riservate a clienti privati, sono diventate una consuetudine nel collocamento di titoli di stato Italiani; sono emissioni che si caratterizzano per avere clausole diverse rispetto alle emissioni storicamente e periodicamente emesse per rifinanziare il debito pubblico.

Bot, Cct e Bpt tradizionali, vengono emessi a scadenze programmate dallo Stato, differiscono per tipologia di tasso e durata ed hanno un mercato talmente ampio e liquido che probabilmente quasi tutti gli investitori li hanno avuti, più o meno frequentemente, nel loro portafoglio.

Negli ultimi anni, a queste emissioni, sono state affiancate emissioni riservate solamente ai clienti privati, aventi caratteristiche parzialmente diverse e condizioni leggermente più convenienti.

La novità di quest’anno è stata annunciata il 17 gennaio, riguarda l’emissione, nel mese di febbraio, di una tipologia di titolo a tasso fisso, step up, che propone una interessate novità per i risparmiatori.

Di seguito il link con il comunicato stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Mef: https://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2025/BTP-Piu-dal-17-al-21-febbraio-in-emissione-il-primo-titolo-dedicato-al-retail-con-opzione-di-rimborso-anticipato-a-4-anni/

Il titolo ha la struttura del Btp Valore più volte emesso negli ultimi anni, avrà durata di 8 anni, cedole trimestrali, tasso fisso previsto per i primi 4 anni e un tasso superiore per i restanti 4 anni.

La novità che, a mio avviso, dovrebbe riscontrare notevole successo è l’opportunità, concessa a chi sottoscriverà nel periodo del collocamento, di esercitare l’opzione di rimborso anticipato a 100 al termine dei primi 4 anni.

Solamente chi sottoscriverà il titolo in emissione avrà questa opzione, chi invece lo acquisterà in seguito sul mercato, avrà un normale tasso fisso step up fino alla scadenza.

Negli ultimi anni sono arrivate sul mercato, per opera principalmente di importanti banche Europee e Americane, emissioni obbligazionarie che, in cambio di tassi apparentemente interessanti, inserivano nei titoli opzioni di rimborso anticipato esercitabili dall’emittente (tecnicamente definite Call).

In questo caso invece, l’opzione sarà a favore del sottoscrittore!

Questo consentirà, agli investitori che normalmente non prenderebbero in considerazione titoli di tale durata, di aderire.

Venerdì 14.02 verranno comunicati i tassi previsti per l’emissione, di certo serviranno tassi vicini alle attuali scadenze ad otto anni per garantire un adeguato riscontro del pubblico.

Deciderò pertanto all’ultimo momento se consigliare il titolo in emissione, per ora è importante sapere che l’opzione di rimborso anticipato a favore del cliente è un fattore estremamente importante che vale molto di più rispetto a qualche centesimo di rendimento annuo

Investire sfruttando a proprio favore l’asimmetria informativa

Molto spesso si parla in Italia di asimmetria informativa. A cosa si fa riferimento?

Ci si riferisce ad una trattativa nella quale una delle parti ha maggiori informazioni dell’altra e riesce a sfruttarle a proprio favore per ottenere condizioni migliori di quelle che otterrebbe in un mercato nel quale tutti avessero le stesse conoscenze.

Questo fenomeno, presente comunemente in un qualsiasi mercato, viene citato frequentemente come una delle cause delle difficoltà che incontrano i risparmiatori italiani quando si confrontano con intermediari finanziari.

A causa della insufficiente educazione finanziaria dei clienti, le controparti nel settore finanziario ed assicurativo (parlo del settore assicurativo che si occupa di copertura di rischi per privati e di risparmio gestito e previdenza) godono di un elevato vantaggio competitivo.

Un esempio estremamente semplice e probabilmente conosciuto da molti si sta verificando proprio in questo periodo in Italia: un importante banca europea ha in atto una campagna promozionale in Italia per acquisire clienti tramite c/c remunerati a tassi “apparentemente” fuori mercato per le banche nostrane. Ora, un mio cliente, informato della promozione, mi ha fatto notare come alcuni suoi amici abbiano “bollato” come rischiosa una banca che offra tassi di questo tipo.

Questo modo di pensare è sicuramente saggio, tuttavia per valutare se si tratta in questo caso di una banca “rischiosa” e dunque di un’offerta potenzialmente pericolosa, è necessario approfondire il mercato della raccolta a breve termine in Italia e la solvibilità della proponente stessa, che – togliamo subito il dubbio – è una delle più importanti e capitalizzate banche europee.

Ebbene, in questo periodo il tasso euribor ad un mese, che indica il corrispettivo praticato sul mercato interbancario per raccolta con questa durata è pari al 3,65%, mentre era al 3,85% ad inizio 2024, questi tassi consentono di remunerare la liquidità in c/c a tassi tra il 2 e il 3% senza regalare nulla.

Del resto, pur senza ottenere alcun risultato, la stessa Banca d’Italia ha più volte richiamato le banche italiane ad una maggiore attenzione alla forbice tra i tassi applicati sulla raccolta e quelli applicati sulle operazioni di prestito alla clientela.

Tant’è vero che il Governo, lo scorso anno, pensando di racimolare qualche ulteriore entrata, decise di introdurre una tassazione aggiuntiva sugli “extra profitti” maturati dal sistema bancario a seguito dei rialzi dei tassi a breve termine non girati ai clienti e del conseguente rialzo dei tassi sui prestiti a tasso variabile o sulle nuove erogazioni (subito invece applicati ai clienti stessi). Solo che, purtroppo, in sede di conversione del decreto, qualcuno pretese ed ottenne di subordinare la tassazione alla distribuzione di utili, con la prevedibile conseguenza che le banche, anziché far partecipare lo Stato e di conseguenza tutti i cittadini, al lauto banchetto, non abbiano fatto altro che aumentare le loro riserve patrimoniali, sempre comode in caso di difficoltà future.

L’esempio tratta del differenziale di interesse, tecnicamente definito spread, tra i tassi pagati ed incassati dalle banche, ma l’asimmetria informativa è presente in quasi tutti i casi nei quali il cliente si trova a prendere decisioni con il suo interlocutore bancario per investire, per assicurarsi o finanziarsi.

L’asimmetria informativa è “sfruttata” dal sistema finanziario per mantenere o addirittura migliorare i margini nei sui rapporti contrattuali, rendendo difficile per il cliente scegliere il proprio tornaconto.

Ora, con questo articolo propongo un modo diverso e utile agli investitori per condividere, almeno parzialmente, i vantaggi che l’asimmetria informativa fornisce alle banche e di conseguenza agli azionisti e a tutto il “personale” coinvolto nel processo distributivo.

Ho messo tra virgolette il termine “personale”, perché a godere di detti vantaggi sono, oltre che i dipendenti bancari propriamente detti, anche agenti di assicurazione, subagenti, consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (ex promotori), e i mediatori creditizi.

Come sfruttare questo come investitori?

In primo luogo avendo sempre chiaro il nostro ruolo sia quando siamo clienti, sia se decidessimo di diventare azionisti delle banche.

Alcune premesse vanno fatte a questo riguardo:

  • innanzitutto va detto che questo è un articolo che ha lo scopo di evidenziare un’opportunità creata da un mercato “poco efficiente”, non si tratta di un consiglio generalizzato, ed ognuno dovrà valutare con il proprio Consulente finanziario autonomo o con approfondite informazioni aggiuntive se e come trasformare il suggerimento che segue in operazioni di investimento;
  • acquistare azioni presuppone una adeguata conoscenza dello strumento, quindi non consiglio l’acquisto a chi non l’abbia mai fatto e non saprebbe valutarne i rischi;
  • molti investitori hanno nei loro portafogli fondi azionari, etf, singole azioni, o fondi assicurativi con importanti quote azionarie, tuttavia che vi è molta differenza tra acquistare un fondo azionario, un etf o singole azioni, in quest’ultimo caso si corre il “cosiddetto rischio specifico” il rischio cioè di incappare in aziende che in futuro potrebbero avere problemi sul mercato tali da far perdere valore al loro investimento, fino ad azzerarsi in casi limite.

Ne sanno qualcosa, dalle mie parti, i vecchi azionisti di Banca Marche, che persero tutto il capitale investito salvo poi essere parzialmente risarciti, con soldi di tutti i contribuenti, nella misura del 40%.

Quindi investire in singole azioni è rischioso, non consiglio di farlo a chi non lo ha mai fatto e non comprende tutte le implicazioni del caso.

Per coloro che invece ritengono interessante il mio ragionamento, consiglio di effettuare un ulteriore selezione.

Il fenomeno di cui stiamo parlando è generalizzato per il mercato finanziario italiano, tuttavia io prediligo investire in banche specializzate nella distribuzione di prodotti finanziari e poco attive invece nei finanziamenti a famiglie e aziende.

Questo perché finanziare imprese e famiglie equivale a legarsi a doppio filo alle congiunture economiche dell’intero Paese, invece in questo caso, ho intenzione di privilegiare un settore di nicchia del sistema bancario, quello che ha principalmente ricavi legati alla vendita di prodotti finanziari e alla gestione del risparmio.

Vi è in atto da anni un trend che favorisce banche-reti, così definite perché  utilizzano “reti di cfaofs” anziché filiali tradizionali per la loro attività.

Il business di questa particolare tipologia di banca è più soggetto degli altri alle fluttuazioni dei mercati finanziari, il ribasso dei mercati produce minori margini in commissioni di performance, riduce le masse dove vengono applicate le commissioni e induce i clienti a prendere meno rischi; tuttavia la loro organizzazione riduce i costi fissi e in parte assorbe i minori margini con minori commissioni pagate agli agenti.

Sono casi perfetti per il mio ragionamento i seguenti titoli: Banca Mediolanum, Banca Fineco, Azimut, Banca Generali e Credito Emiliano.

L’ultima dell’elenco merita qualche informazione aggiuntiva. Parliamo apparentemente di una banca regionale come altre, che includo nella selezione per due motivi:

  • perché controlla società di gestione del risparmio e di distribuzione finanziaria;
  • perché è una banca estremamente attenta alla qualità dei crediti, “prestando” a privati ed aziende con molta più selettività rispetto ad altri competitor.

L’elenco sopra riportato prevede 5 titoli, ma potremmo allargare la selezione inserendo il titolo Poste Italiane, ed in questo caso il paniere diverrebbe più diversificato e meno volatile rispetto agli andamenti dei mercati finanziari.

Poste Italiane sta rapidamente trasformandosi in player finanziario, grazie al sempre maggior contributo agli utili dato dalla vendita dei prodotti finanziari e dalla gestione della omonima compagnia assicurativa, a differenza di quanto avveniva nel passato, quando un peso maggiore era fornito dalla consegna di posta e piccoli pacchi.

Se qualcuno volesse cimentarsi in questo investimento, che dovrebbe sempre limitarsi ad una piccola quota dell’intero investimento azionario, potrebbe dividere la somma in 5 oppure 6 quote.

Annualmente oltre alle oscillazioni di valore tipiche dell’azionario, avrebbe dividendi lordi che ai valori di oggi equivalgono al 5,58% lordo del valore investito escludendo dal paniere Poste Italiane, 5,75% nel caso venga inclusa.

I dividendi sono variabili nel tempo, quindi questo dato potrebbe oscillare in maniera significativa, anche se il trend di questo piccolo paniere è in crescita da anni.

Maggiore è la concentrazione del rischio in un unico titolo o settore, maggiore sarà il rischio.

 Quindi attenzione sempre a dove investire e per quale obiettivo.

Investire diversificando  in azioni dei principali paesi industrializzati è sicuramente meno rischioso che investire in un solo paese, a maggior ragione se parliamo di un settore specifico.

L’articolo ha lo scopo di evidenziare come ogni attività produca molteplici conseguenze per chi è cliente, azionista, od operatore del settore. Ogni soggetto economico ha interessi diversi rispetto al ruolo che riveste nell’operazione.

 

 

 

 

 

“Fee only” consulenza su base indipendente o gioco delle tre carte?

Nel precedente post riguardante i costi, avevo preannunciato una veloce spiegazione sulla modalità di consulenza utilizzata da molte banche e definita sommariamente “fee only”.

Con fee only, si dovrebbe intendere una consulenza che prevede solamente un corrispettivo con parcella.
Nella modalità di utilizzo più consueta invece, avviene questo:
la banca distribuisce prodotti finanziari propri e di terzi e viene remunerata tramite una % di commissioni retrocesse; nella modalità “fee only” questa % non sarebbe più di competenza della banca ma verrebbe stornata al cliente, in cambio di una commissione “consulenza”.

La banca evidenzia un addebito a fronte di un’ attività di consulenza su propri prodotti, ma consulenza “fee only” non significa “consulenza su base indipendente”?

  • Il regolamento Consob 20307 del 2018 stabilisce quando una consulenza può fregiarsi della denominazione “su base indipendente”, in tutti gli altri casi, non lo è.
  • I consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria valutano una congrua gamma di strumenti finanziari disponibili sul mercato, che devono essere sufficientemente diversificati in termini di tipologia ed emittenti o fornitori di prodotti.

 Quindi consigliare principalmente strumenti di un solo emittente non è possibile!

  • I consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria definiscono e attuano un processo di selezione allo scopo di valutare e confrontare una congrua gamma di strumenti finanziari disponibili sul mercato.

Il processo di selezione comprende i seguenti elementi:

1 – il numero e la varietà degli strumenti finanziari considerati sono proporzionati all’ambito del servizio di consulenza prestato;

2- il numero e la varietà degli strumenti finanziari considerati sono adeguatamente rappresentativi degli strumenti finanziari disponibili sul mercato;

3 – i criteri per la selezione dei vari strumenti finanziari comprendono tutti gli aspetti d’interesse, quali rischi, costi e complessità, nonché le caratteristiche dei clienti dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria, e assicurano che la selezione degli strumenti che potrebbero essere raccomandati sia obiettiva.

Capisco che entrare in questi meccanismi sia complicato per chi non è un esperto della materia, il vostro interlocutore vi “giurerà” su ciò che ha di più caro che non vi è differenza tra un consulente finanziario autonomo (Cfa), che emette parcella e un Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (Cfaofs), che vi dirà che è la banca ad emettere parcella se desiderate pagare “solamente” la consulenza.

 Per togliervi ogni dubbio potete fare due semplici controlli:

 

 

Il costo della consulenza indipendente – confronti con i costi sostenuti per la consulenza strumentale alla vendita

Capita spesso di leggere articoli riguardanti i costi della consulenza finanziaria.

Prima di entrare nel dettaglio chiariamo che i costi possono essere espliciti, come la  parcella emessa da un Consulente finanziario autonomo, Cfa, libero professionista iscritto alla sezione consulenti autonomi dell’ocf, oppure da una Scf (società di consulenza finanziaria, anche una società per svolgere l’attività deve avvalersi di persone fisiche iscritte alla sezione sopra citata).

Oppure una parcella per consulenza non indipendente, ed in questo caso ad emetterla possono essere sia banche tradizionali, sia banche specializzate nella vendita di prodotti finanziari, sia Sim.

Nel caso l’attività venga svolta da una banca tradizionale presso le proprie filiali, non è indispensabile avvalersi di Consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (Cfaofs), nel caso invece in cui queste attività vengano svolte fuori dalle filiali, è necessario avvalersi di un cfaofs.

Mai un cfaofs, a differenza di quanto sopra riportato per un Cfa, può emettere autonomamente fattura, ma sarà sempre un dipendente o un agente di commercio al servizio di una azienda mandante.

Questa distinzione è fondamentale perché troppo spesso si sente dire “ho il mio consulente!”; la denominazione utilizzata è corretta, sia pur estremamente abbreviata, ma basilare è capire chi paga quel consulente, e se non è il cliente, non può essere un Cfa.

Agli inizi della mia attività, oltre 20 anni fa, le banche cercavano di dissuadere i miei clienti dicendo: perché pagare per un servizio che la banca presta gratuitamente?

Chiaramente nulla viene offerto gratuitamente, ma è vero che in quegli anni era più difficile per un cliente conoscere quale costo implicito, cioè compreso tra tutti i costi addebitati, era proprio dell’attività di vendita dei prodotti e quale costo invece era quello necessario per l’attività di gestione vera e propria.

Dal 2018, per fortuna, con la direttiva Mifid 2, le cose sono notevolmente cambiate, ora le banche devono inviare, per posta cartacea o con comunicazioni online, il dettaglio dei costi pagati e la suddivisione tra componente relativa alla vendita e quella invece relativa alla gestione.

L’obbligo di inviare questa comunicazione esiste anche per i Cfa che ogni anno devono inviarla entro i due mesi successivi alla fine dell’anno solare; per le banche, meno strutturate e organizzate di un libero professionista, deve essere inviata entro 4 mesi.

Ironia a parte, l’obbligo di inviare la documentazione, ha tolto di mezzo il dubbio sul costo dell’attività prestata da filiali bancarie e Cfaofs.

Ora la difesa utilizzata da chi offre attività strumentale alla vendita dei prodotti è:

“I costi sono più o meno similari tra i clienti che scelgono le due diverse modalità di consulenza, ed anzi, se si unissero i costi veri e propri della consulenza su base indipendente ai costi che obbligatoriamente deve sostenere un cliente per mettere in pratica i consigli ricevuti, i due costi sarebbero equiparabili”.

Per smontare anche questa tesi, iniziamo a parlare di numeri e di %.

Il costo di un portafoglio “consigliato” da una banca o da una rete di Cfaofs può essere chiaramente molto diverso l’uno dall’altro, ma per esperienza possiamo considerare un costo dell’1,50% l’anno come un valore estremamente basso, un costo del 2% come un costo medio e costi superiori a questi valori, si arriva a volte a superare il 3-4%, come dei valori esorbitanti, giustificabili solamente con la necessità  di remunerare le reti di vendita.

Nella gestione del risparmio avviene infatti un fenomeno impensabile in altri settori, prodotti con qualità inferiore possono avere costi molto superiori a quelli da preferire.

Il costo della consulenza su base indipendente è lasciata alla libera trattazione tra il cliente e il libero professionista o la scf, possiamo comunque dire che un valore medio dell’1% l’anno sia quello più utilizzato per portafogli di entità media, tra i 200.000€ e i 500.000 €.

Se volessimo sommare a questo 1% anche i costi sostenuti per comprare gli strumenti finanziari e per la loro gestione, potremmo raggiungere valori medi omnicomprensivi intorno all’1,50%, valore sopra indicato come mediamente basso per un’attività di consulenza di tipo tradizionale.

Quindi, mal che vada, un cliente pagherebbe costi nella fascia bassa di prezzo.

Ma i vantaggi non finiscono qui anzi, aumentano anno dopo anno, vediamo il perché.

Un Cfa, svolge un importante lavoro nella fase iniziale di acquisizione del cliente, sia per attività burocratiche sia per conoscere e personalizzare l’attività di consulenza sulla base di quanto effettivamente utile alle esigenze del cliente, per questo motivo, capita molto spesso che il valore iniziale della parcella venga successivamente ridotto per tener conto del minor lavoro negli anni successivi.

Inoltre il Cfa, oltre a studiare singolarmente ogni posizione personale e familiare del cliente, aiuta lo stesso a scegliere l’intermediario con il rapporto qualità/prezzo migliore, attività che non sarebbe mai possibile chiedere ad una banca che, chiaramente, come primo requisito consiglierà di utilizzare propri prodotti e alle condizioni praticate.

L’attività svolta dal Cfa, attraversa fasi molto diverse dei mercati finanziari, delle politiche monetarie e delle politiche fiscali, avvalersi di un professionista senza vincoli di mandato può consentire di sfruttare remunerazioni su c/c e depositi più alti, rispetto alla banca tradizionalmente utilizzata, può consentire di scegliere strumenti finanziari con un più efficace trattamento fiscale, può consentire di rimanere liquidi quando le condizioni dei mercati lo consigliano, ecc.

Nel 2022, gran parte delle perdite dei portafogli si sono verificati perché banche e Cfaofs non “potevano” confessare una verità semplice ma sconveniente per il sistema bancario, non aveva alcun senso investire in obbligazioni, ne direttamente ne indirettamente, quando i tassi erano a zero o sotto zero, perché, come poi si è verificato, un rialzo dei rendimenti avrebbe procurato perdite estremamente elevate in relazione ai possibili rendimenti realizzabili in quel periodo storico.

Ma non è ancora tutto, vi è una motivazione più importante di tutti i confronti che si possono realizzare.

Utilizzare un Cfa fornisce al cliente una esperienza completamente nuova, apprenderà nozioni che gli saranno utili per tutta la vita e sarà affiancato e supportato io ogni sua scelta fin quando vorrà, ma nel momento che deciderà di proseguire da solo avrà un portafoglio con un costo irrisorio che sarà in grado di gestire in completa autonomia.

Continuare ad utilizzare la consulenza strumentale alla vendita significa invece avere sempre portafogli inefficienti, difficili da spostare tra intermediari e con costi che saranno sempre mediamente elevati.